Dagli spogliatoi dell’oratorio di Acerra al messaggio di Antonio Conte: un tributo che trasforma il ricordo in impegno contro la violenza.
Quarant’anni fa, durante la tragica finale di Champions League tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles, persero la vita 39 persone. Tra loro, il medico aretino Roberto Lorentini, che tentò eroicamente di soccorrere il piccolo Andrea Casula, 10 anni, prima di essere travolto dalla folla in fuga.
Oggi, la Diocesi di Acerra ha deciso di intitolare a Lorentini gli spogliatoi dei campi sportivi dell’oratorio gestito dalla Caritas. Un gesto che, come sottolinea Andrea Lorentini – figlio del medico e presidente dell’Associazione familiari vittime Heysel – vuole dare alla memoria un significato concreto, affinché tutto non resti una semplice commemorazione.
Sergio Brio, ex difensore juventino presente in campo quella sera, ha ricordato come in Italia la cultura sportiva abbia ancora molta strada da fare, soprattutto nelle scuole e tra i giovani.
Un messaggio rafforzato dalla visita di Antonio Conte al centro diocesano, che accoglie centinaia di minori, molti dei quali provenienti da contesti difficili. Il CT del Napoli Calcio ha lanciato un appello forte e chiaro:
No alla violenza, che sia allo stadio, in strada o in famiglia. Dobbiamo essere intransigenti.
Infine, sia Andrea Lorentini che il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, tracciano un percorso di memoria attiva, che unisce sport, educazione e impegno civile.
Insomma, tutti insieme per un tributo che non guarda solo al passato, ma vuol costruire il futuro.